Chi pensa di raggiungere il successo soltanto attraverso scorciatoie rischia di inciampare. Perché quello vero e duraturo richiede sacrificio, tanto sudore e una buona dose di autostima
Unametatantoambita,spessoconquistatacon sudore e fatica, talvolta inaspettata. L’uomo in vetta affascina quelli che incrocia perché porta con sé una storia interessante, atipica, singolare. Personalmente amo il successo silenzioso, quello di un medico, un professionista, un imprenditore, un artigiano; di quelli che non calcano palcoscenici, non sorridono su copertine patinate e non riempiono gli stadi, non sono conosciuti da milioni di persone ma in alcuni casi cambiano le vite degli altri e a volte le salvano. Comunque sia, il successo cattura, ci invita a dare il meglio di noi stessi, a guardare con ammirazione chi l’ha raggiunto. Il neurologo Rosario Sorrentino afferma che «il successo è frutto di alcune regole abbastanza precise: passione, formazione, tecnica, metodo, motivazione, consapevolezza, autodisciplina, volontà e… umiltà». Mi ha colpita molto sentir parlare di umiltà da Sorrentino ma, intervistando diverse persone che il successo l’hanno raggiunto effettivamente emerge che l’umiltà è una dote fondamentale. «Non esiste», sostiene ancora Sorrentino, «una formula magica, un segreto per raggiungere il successo; possiamo dire che esso deriva da una concatenazione di eventi, di qualità che possono condurci ad affermare e realizzare i nostri sogni e le nostre ambizioni». Chi pensa di raggiungere il successo soltanto attraverso una serie di scorciatoie o attraverso la furbizia rischia di inciampare perché comunque il successo, quello vero, è di tipo meritocratico e si basa sul sacrificio e su tanto, tanto sudore. Una condizione importante per raggiungerlo è Lanche possedere una buona dose di autostima e di fiducia in se stessi.
L’autostima è una sorta di indice di gradimento, di share personale che ci conferisce un punteggio da confidare a noi stessi per sapere quanto ci valutiamo, quanto ci facciamo rispettare dagli altri, quanto riusciamo a esprimere i nostri pensieri, le nostre opinioni e, se necessario, anche a difenderle perché ci crediamo fino in fondo. Per avere successo l’amore e la passione profonda per il proprio lavoro sono fondamentali e devono venire prima della formazione quale spinta propulsiva per sviluppare il lavoro con continuità e costanza, per approdare a qualcosa di concreto ma anche per superare il peso dei sacrifici e delle privazioni che un lavoro importante, a volte unico, necessita. L’altro mio ospite della rubrica, questo mese, è Clemente Ingenito, il primo pilota italiano sull’Harrier AV-8B+, l’aereo a decollo verticale. Una vita vissuta tra i marines e le «pecore nere», le Black Sheep VMA-214 e oggi pilota Alitalia. È un uomo chE ha conosciuto il successo, quello vero, meritatissimo. Quello silenzioso. «Mi vengono in mente tanti momenti in cui mi sono sentito una persona di successo», afferma, «e sono tutte quelle volte che ho raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissato a partire da quell’appontaggio sulla USS Kennedy nel 1989 al largo della Florida, nel Golfo del Messico partendo da Key West. Ero io e il mio aereo in formazione con altri tre ufficiali pilota, due US Navy e uno dei marines, su altrettanti jet con quella “piccola” portaerei (dall’alto dei 2mila metri, ndr) che mi aspettava per quello che sarebbe stato il mio primo degli oltre 300 appontaggi sulle navi. Dopo l’atterraggio mi sentivo come Maverick in Top Gun al rientro dalla missione. È un momento unico, con i battiti a 200, ed è a quel punto che ti senti una persona di successo.

Ma il successo non è solo atterrare sulle portaerei, è svegliarsi la mattina talmente eccitato per quello che devi fare che non vedi l’ora di cominciare». Bisogna stare molto attenti però perché trovarsi nell’onda piacevole del successo spesso può accontentare solo chi è superficiale e banale, come accade a certi personaggi di spettacolo, diretti verso le stelle in breve tempo ma destinati anche a una picchiata repentina nell’oblio. «È accaduto anche a me di vivere il successo mediatico come in occasione degli Airshow o dopo il volo con il Santo Padre Giovanni Paolo II», continua Ingenito. «Avrei voluto con me la mia famiglia e i miei amici; alla fine della serata, solo in albergo, l’emozione svaniva quasi del tutto e così pure l’adrenalina. Mi piace ricordare la saggezza del classico suggerimento della mamma: “Mi raccomando, vola piano e basso”, che racchiude tante virtù dette sin dai tempi di San Paolo nelle Lettere ai Romani: “Non valutatevi più di quanto è conveniente valutarvi, ma valutatevi in maniera di avere di voi una giusta valutazione”… Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi (12,3.16)”». È molto appassionante curiosare nelle vite favolose degli altri e carpirne segreti e magie, decodificare azioni e comportamenti insieme a chi può smascherare le bugie del cervello o le sue immense potenzialità. L’uomo di successo per me è l’uomo Arbiter: elegante, ancorato a valori saldi di etica ed estetica, immune alle smanie delle mode e dei «modi» del momento, che ama i piaceri per passione e non esibizione e che nella vita è selettivo per amicizie e amori; non si regala a tutti e la sua compagnia è un be- ne prezioso che arricchisce chi lo frequenta.
Barbara Prampolini per ARBITER | MARZO 2017

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