Costituzione e Coronavirus

In questo articolo riporto interviste fatte su alcune fonti da esperti di diritto Costituzionale.

Ciò che mi preme far notare è che l’emergenza attuale si snoda su vari fronti: sanitario, giuridico e politico. Tutto perfetto? No. Ma di sicuro c’è il Coronavirus e di sicuro a mio avviso è la responsabilità di ciascuno di noi nel cercare di ridurre più possibile di essere contagiati e contagiare.

Punti deboli e punti di forza, “forse” si evidenziano più i punti deboli di chi sta al Governo e i punti di forza di chi sta affrontando in prima linea questa gravissima situazione sanitaria.

1)

“Genova. Libertà costituzionali e diritti fondamentali dei cittadini praticamente azzerati per decreto. E’ la realtà che sta vivendo il nostro Paese in piena emergenza Covid-19. Le norme emanate in questi giorni accentrano gran parte dei poteri nelle mani del Governo con un controllo parlamentare via via diradato fino ad essere quasi annullato. I poteri delle Regioni in materia sanitaria sono fortemente ridotti, quelli dei sindaci annullati ma l’interpretazione delle norme genera confusione. Una situazione che mai si era vista nel nostro ordinamento se non per eventi limitati nel tempo e nello spazio. Per provare a fare chiarezza tra ordinanze, leggi, decreti e diritti Genova24 ha intervistato Lorenzo Cuocolo, professore ordinario di diritto pubblico e comparato dell’Università di Genova.

Si parla tanto di leggi emergenziali. Cosa prevede il nostro ordinamento?
Ci sono ordinamenti costituzionali che disciplinano il cosiddetto stato di eccezione o di emergenza, in Francia per esempio i poteri vengono attribuiti al presidente della Repubblica. In Italia, anche a causa del fatto che la Costituzione nacque dopo la dittatura fascista, l’unico stato di emergenza disciplinato è lo stato di guerra. Per le altre situazioni che necessitano interventi urgenti esiste il decreto legge che di fatto rompe il principio di separazione trai i poteri e trasferisce provvisoriamente il potere legislativo dal Parlamento al Governo. I decreti legge prevedono tuttavia un controllo preventivo da parte del presidente della Repubblica e un controllo successivo da parte del Parlamento che lo deve convertire entro 60 giorni sancendone in questo modo la legittimità.

Che tipo di norme sono state emanate in questa fase di emergenza?
Il governo si è mosso con una serie di atti diversi. In una prima fase sono state emanate alcune ordinanze del ministro della Salute e altre della protezione civile, normalmente utilizzate per regolare eventi limitati.
Quando la situazione ha preso una piega più importante il governo è intervenuto con il decreto legge 6/2020 del 23 febbraio, che poi è stato presentato al Parlamento che lo ha convertito in legge l’altro ieri. La questione è che questo decreto legge prevede indicazioni di carattere generale circa la limitazione di una serie di diritti fondamentali, ma nel concreto queste misure sono state adottate e definite non con un altro decreto legge ma con un Dpcm, un decreto della presidenza del consiglio dei ministri, un tipo di provvedimento che non prevede né il controllo preventivo del Capo dello Stato né quello successivo del Parlamento.

Il Parlamento quindi è tagliato completamente fuori?
E’ evidente che non è il momento di fare grandi sofismi ma da un lato il Parlamento è stato tenuto fuori da tutta questa procedura emergenziale, dall’altro trovo molto preoccupante che di fatto le Camere, che in una situazione come questa dovrebbero essere convocate quasi in seduta permanente, non si siano praticamente più riunite dopo l’ultimo dpcm facendo di fatto mancare il controllo democraticoprevisto dalla nostra Costituzione.

I cittadini di fronte all’emergenza obbediscono ai divieti senza farsi troppe domande…
E’ vero ma un giorno, quando i ristoranti saranno in crisi e dovranno licenziare i dipendenti e quando ci saranno aziende che falliranno qualcuno potrebbe dire che quelle misure non erano correttedal punto di vista del nostro ordinamento. Per questo sarebbe meglio cominciare a pensarci.

In queste settimane c’è parecchia confusione normativa tra ordinanze di sindaci, dei governatori e i decreti del Governo. Chi può deliberare cosa in questo momento?
Normalmente i sindaci hanno potere di ordinanza, contingibile e urgente per questioni locali, dal blocco del traffico per l’inquinamento, alla chiusura di strade per una frana, il divieto di balneazione ecc… Hanno anche poteri in materia di pubblica incolumità, ma il decreto legge del governo 9/2020 emanato il 2 marzo ha previsto che in questo frangente per i sindaci è precluso il potere di ordinanza sul coronavirus (ndr, art. 35 “A seguito delle misure statali di contenimento e gestione dell’emergenza da Covid-19 non possono essere adottate e dove adottate risultano inefficaci, le ordinanze sindacali contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l’emergenza predetta in contrasto con le misure statali”). Poi ci sono i governatori delle Regioni che rappresentano l’autorità sanitaria regionale e possono fare ordinanze ma solo nelle more dell’adozione dei Dpcm da parte del governo come chiarisce l’articolo 3 del decreto legge 6/2020. In breve, il governo fa tutto, i governatori possono intervenire solo in mancanza di norme statali e i sindaci non hanno alcun potere.

Per porre fine alla confusione normativa ci sarebbe anche un articolo della Costituzione, finora mai utilizzato…
Si tratta dell’articolo 120 comma 2 della Costituzione come modificata nel 2001. Con la riforma del titolo V sono stati da una lato assegnati importanti poteri alle Regioni all’altro è stato inserito l’articolo in questione che prevede che il Governo possa sostituirsi in toto agli enti locali in caso di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica. Ad oggi il Governo non ha ancora utilizzato questa norma.  Come costituzionalisti abbiamo aperto un dibattito informale su questo tema: probabilmente la scelta è stata finora di evitare il conflitto con le Regioni esautorandole del tutto dai loro poteri, ma non è escluso che in futuro la norma venga utilizzata.

Il governo dice di basare i suoi provvedimenti sul parere di un comitato tecnico scientifico di esperti. Anche questo solleva qualche dubbio?
Sì, anche qui qualcosa non torna perché questo comitato è stato creato 20 giorni fa con un’ordinanza di protezione civile senza nessun controllo parlamentare sulla sua composizione o su chi è stato o non è stato nominato. E qui torniamo al tema centrale. Se è comprensibile che in un momento di urgenza si facciano determinate scelte ora sarebbe necessario correggere il tiro, per esempio ritornando quantomeno allo strumento del decreto legge.”

ARTICOLO SU GENOVA 24.IT

2)

“LA DEMOCRAZIA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

di riccardo mastrorillo

“Rigorosamente chiusi nelle nostre case, nel rispetto assoluto delle disposizioni dell’autorità e prima ancora del buon senso, non possiamo esimerci da alcune considerazioni di principio, e quindi di sostanza, sull’attività del Governo.

In questi giorni abbiamo apprezzato la coscienziosa serietà del Governo nell’affrontare un’emergenza finora mai accaduta, e soprattutto l’attento uso proporzionale e prudente delle norme di riduzione, via via sempre più drastica, della libertà dei cittadini, al fine di garantire il più possibile un efficace e soprattutto sufficiente assistenza sanitaria per tutti.

Cionondimeno non possiamo tacere di fronte a proposte indecenti di esponenti politici, di maggioranza e di opposizione, ma soprattutto di scelte procedurali, prese in assoluta buona fede, ma che possono configurare precedenti di diritto estremamente pericolosi.

Comprendiamo il dilemma del Governo: di fronte all’abitudine degli italiani a non seguire le raccomandazioni, si sono dovuti inventare un modo efficace per limitare il diffondersi del virus, ma, perché un Decreto del presidente del Consiglio? I Decreti Ministeriali o Decreti del presidente del consiglio sono atti amministrativi, sono atti secondari, ad esempio regolamenti, che ovviamente possono derivare da norme di legge, ma non possono autonomamente promuovere norme. Disposizioni che limitano, quandanche per motivazioni giuste, la libertà di circolazione dei cittadini, libertà espressamente garantita dalla Costituzione, dovrebbero avere, almeno, carattere di legge, sarebbe stato corretto emettere un decreto legge. Il DPCM è un atto che non viene sottoposto ad alcun intervento di verifica, nel principio dell’equilibrio dei poteri. Il decreto legge, necessitando della firma del Capo dello Stato, avrebbe almeno un minimo controllo preventivo e, soprattutto, entro 60 giorni, dovendo essere convertito dalle Camere, verrebbe sottoposto all’organo legislativo corretto. Anche un ex presidente della Corte Costituzionale come giovani Maria Flick, invita il governo a correggere lo strumento https://www.open.online/2020/03/13/giovanni-maria-flick-coronavirus-attenzione-a-quegli-agli-arresti-potrebbero-essere-illegittimi/ .

Citiamo anche per completezza un breve ma efficace Post dell’Avvocato Gianfranco Passalacqua, noto avvocato esperto di diritto amministrativo: «Articolo 77 Costituzione: Il Governo non può, senza delegazione delle Camere [cfr. art. 76], emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni [cfr. artt. 61 c. 2, 62 c. 2].
I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.
La domanda sorge spontanea.
Perché si è utilizzato un atto amministrativo ( DPCM) invece che uno strumento normativo, previsto “ in casi straordinari di necessità e di urgenza” , dato che si incide su diritti e libertà fondamentali? L’immediatezza sarebbe stata garantita, ed insieme la copertura costituzionale.
Non si vuole il controllo del Presidente della Repubblica e del Parlamento?
Il DL 6/20, art.3 , atto avente valore di legge, dal quale il PdC trae legittimazione, non può delegare all’autorità amministrativa l’adozione di misure che intacchino libertà fondamentali (tra tutte libertà di circolazione ex art. 16 cost). Trattasi di riserva di legge assoluta.
Pertanto è anticostituzionale l’intero impianto.
Si pensi alla salute della democrazia non solo ai problemi organizzativi del sistema sanitario nazionale».

Per non parlare delle follie di alcuni Sindaci e Presidenti di Regioni che hanno emesso ordinanze assolutamente inaccettabili. Molti considerano la Cina un modello, dimenticando che è una dittatura, come ci spiega Piero Ignazi. https://www.huffingtonpost.it/entry/il-modello-cina-si-insinua-pericolosamente-nella-politica-italiana_it_5e6a7f8ec5b6dda30fc5558f?fbclid=IwAR3ioIx1Ef-bE0sjmApPZXJQir2e46WZsXWTzd0PtUb0LQzx7xRyUvYwbVA

La citazione, fatta da Conte de “L’ora più buia”, termine usato da Churchill per definire la II Guerra Mondiale, non è appropriato: prima di assumere poteri straordinari il Governo di Churchill, dovette convincere un parlamento propenso alla resa e farsi comunque autorizzare da esso.

La nostra Costituzione prevede solo in caso di Guerra, previa deliberazione delle Camere, la possibilità di conferire poteri straordinari al governo, e comunque sempre e soltanto su delega del parlamento, forse sarebbe il caso di colmare questa lacuna ampliando e stabilendo esattamente i casi in cui il parlamento possa conferire al governo poteri eccezionali, fermo restando che già la normativa attuale predispone lo strumento della Legge Delega, che conferisce al governo potestà legislativa. Lo strumento di delegare il Governo avrebbe dovuto essere attivato subito, e soprattutto doveva essere proposto, principalmente dalle opposizioni, a tutela della Costituzione. Mentre le opposizioni invece chiedevano a gran voce la dittatura, il commissario unico, la legge marziale.

Il ruolo del parlamento è centrale proprio nelle situazioni di emergenza, su questo il costituzionalista Andrea Pertici ci apre gli occhi in una pregevole intervista su La Stampa. https://www.lastampa.it/politica/2020/03/11/news/coronavirus-oggi-le-camere-dimezzate-votano-il-bilancio-precedente-pericoloso-secondo-un-costituzionalista-1.38578554

Il vero e definitivo attacco alla democrazia, sfruttando la contingenza del coronavirus, lo stanno portando avanti i fautori del voto da casa dei parlamentari. Uno fra tutti, il nemico storico della democrazia parlamentare, è il deputato democratico (un ossimoro nel suo caso) Ceccanti, che pur definendosi costituzionalista, non perde occasione di promuovere idee e proposte assolutamente contrarie alla costituzione, ai principi di democrazia liberale e al buon senso. Per fortuna che il Senatore Zanda, suo compagno di partito, ha assunto una posizione diametralmente opposta.https://www.huffingtonpost.it/entry/la-democrazia-non-e-un-negozio_it_5e6a583dc5b6747ef118bd9d?dq&utm_hp_ref=it-homepage&fbclid=IwAR3OLGTr5BA1Ta1n1Oq1JcE0cD5wmOcJ5cAA_UPPta-AFktHhvQrkt4wbqQ

Chi ha uno spirito critico e una mente laica oggi, con noi, resta a casa per buon senso e per senso di responsabilità, ma non può in cuor suo non criticare l’uso eccessivo del potere, anche se a fin di bene.”

La sintesi a mio parere è che non è incostituzionale, come qualcuno ancora vuole sbandiera, emettere provvedimenti per casi di necessità e urgenza come quello attuale, bensì è un problema di regole, di CHI deve emettere i provvedimenti e COME. Che Giuseppi, pur Avvocato non sappia alcune cose meraviglia così come meraviglia che il nostro Parlamento latiti….O forse non meraviglia. Tuttavia il succo del discorso per gli essere umani digiuni di diritto è che la situazione è grave e mantenere un certo rigore ( stare in casa) penso sia l’unica soluzione intelligente.

Written by barbaraprampolini