Il potere …il seduttore raffinato, parola di Giovanni Malagò

Crea nella mente condizioni neurobiologiche equiparabili a una tossicodipendenza senza uso di droga. Il potere proietta nell’Olimpo ma spesso condanna alla solitudine interiore.
«Il potere logora chi non ce l’ha». Esistono tantissime frasi celebri sul potere. Come non ricordare questa di Giulio Andreotti, attribuita anche a Charles Maurice de Talleyrand-Périgord. Oppure «il potere è l’afrodisiaco supremo», pronunciata da Henry Kissinger. E ancora le parole di Lucio Anneo Seneca: «La prima arte che devono imparare quelli che aspirano al potere è di essere capaci di sopportare l’odio». Ebbene esso lancia nell’Olimpo ma spesso condanna alla solitudine, interiore. A volte fa perdere il senso delle cose, la dimensione della realtà e non sono pochi i casi nella storia, anche tra le peggiori pagine della modernità, che mostrano il lato peggiore del potere, quello sfrenato, malato e tossico. A ben vedere per chi lo esercita è una droga, qualcosa che una volta conquistato è difficile da lasciare e che sembra possa essere infinito, senza limiti né confini; crea dipendenza e se ne vuole sempre di più. Non occorre parlare di quello esercitato dai leader mondiali per poter verificare gli effetti che produce su chi lo possiede e su chi gli sta intorno. Quotidianamente possiamo osservare varie forme di potere: dal direttore di banca che dobbiamo contattare per un mutuo al luminare di medicina che ci fa sudare per essere ricevuti o richiamati al telefono, dal giudice che ci lascia anni e anni in balia di un provvedimento al pilota di un aereo nelle cui mani mettiamo le nostre vite, fino al datore di lavoro o capoufficio e così via. Poteri forti, medi e deboli ma sempre poteri sono. Il potere poi si manifesta in modo palese anche nelle relazioni; persone così abili e spesso manipolatrici da indurre nel partner una forma di sudditanza psicologica, un potere non concesso ma rubato con sapienza come nel caso del cosiddetto gaslighting, che diventa una vera e propria violenza dal momento che false informazioni vengono presentate alla vittima con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione.
Credo che per esercitare un potere sano, efficace e utile sia indispensabile possedere grandi doti di equilibrio ed essere persone risolte. Ma la domanda è: in quanti che esercitano il potere sono così? La mia risposta è: pochissimi. «Potere è un po’ godere», sostiene il neurologo Rosario Sorrentino. «Le persone che lo perdono senza la possibilità di potersi subito ricollocare, devono fare i conti infatti con una vera e propria sindrome da astinenza da deprivazione, come se il potere fosse per loro una sorta di droga di cui ormai non possono più fare a meno e che li rende schiavi. Il potere ha anche la tendenza a cambiare progressivamente l’etica delle persone che lo esercitano fino al punto da liberarsi dell’empatia e determinando un cambiamento morale profondo, rendendoli talvolta irriconoscibili a se stessi e agli altri. Ai neuroni piace il piacere che deriva da esso al punto tale che si abituano subito al comando. Con il suo repertorio di sensazioni ed emozioni è sostenuto dalla dopamina, una molecola che ci spinge a cercare il successo, e dai circuiti della gratificazione che producono il rinforzo e la realizzazione di uno stato di benessere mentale e fisico a cui poi è difficile saper rinunciare».


Questa sensazione crea nel cervello condizioni neurobiologiche equiparabili a una tossicodipendenza senza uso di droga. «Ci sono persone che contano per il ruolo che rivestono e persone che valgono a prescindere», questo è l’approccio al potere del presidente del Coni Giovanni Malagò, uomo di grande successo e oggi anche di grande potere. «Aver potere significa determinare scelte strategiche e avere un’influenza rilevante nell’assunzione di orientamenti capaci di aggregare persone e organismi, dall’alto di un consenso diffuso o di un riconosciuto carisma. Significa essere considerati dei punti di riferimento e ispirare azioni e comportamenti». Malagò sa bene che cosa significhi, sia perché ha vissuto a stretto contatto con uomini di grande potere come l’avvocato Agnelli sia perché nella sua lunga carriera e anche in qualità di presidente di uno dei circoli più importanti, se non il più importante di Roma, che è il Canottieri Aniene, ha saputo magistralmente esercitarlo con successo. «La credibilità, il saper interagire in modo diretto e trasparente, condividere e rendere partecipe un gruppo dimostrando di avere sempre la capacità di prendere la decisione migliore, in modo autorevole e non autoritario. La sensibilità nei rapporti umani, il non lasciare nulla al caso, coltivando ambizioni crescenti grazie a una visione lungimIrante degli obiettivi da perseguire. Un importante uomo di potere deve saper essere un buon leader». Questo è il potere secondo Malagò. Sicuramente condivido con lui l’idea che per essere validi uomini di potere sono importanti alcune doti innate: ambizione, curiosità, attenzione verso il prossimo che si mesco- lano al bagaglio soggettivo fatto anche di educazione e formazione.

AI NEURONI PIACE IL PIACERE CHE
DERIVA DAL POTERE TANTO CHE
SI ABITUANO SUBITO AL COMANDO.
UN POTERE SANO NECESSITA PERÒ
DI UN EQUILIBRIO INTERIORE CHE NON TUTTI HANNO

Barbara Prampolini per ARBITER APRILE 2017

Written by barbaraprampolini