Riporto un articolo di Sergio Rizzuti di Fanpage che ben sintetizza quanto accaduto e a seguire la lettera aperta del Generale Cornacchione indirizzata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

“Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato oggi che la Difesa rinuncerà all’acquisto di cinque fucili e utilizzerà quelle risorse per finanziare una borsa di studio per la pace. Un’iniziativa simbolica lodevole, ma che comporta una rinuncia – in termini di spesa – minima e che non è neanche così facile da realizzare.

L’annuncio lascia un po’ perplessi. Si tratta, chiaramente, di una dichiarazione simbolica. Ma le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sulla rinuncia all’acquisto di cinque fucili per l’esercito lasciano inevitabilmente qualche dubbio. Il presidente del Consiglio, in occasione di una lezione agli studenti di Rondine Cittadella della pace, nell’aretino, ha annunciato che la Difesa rinuncerà all’acquisto di cinque fucili per finanziare una borsa di studio della World House – Studentato Internazionale di Rondine Cittadella della Pace di Arezzo per la campagna ‘Leaders for peace’. Una rinuncia simbolica, ovviamente, ma che sembra di poco conto se pensiamo a quanto possa incidere una spesa di questo genere sul bilancio di un ministero come quello della Difesa.

L’annuncio di Conte è arrivato durante la sua lezione:

Penso che chi ha delle responsabilità politiche di vertice deve dare dei segnali concreti, non possa limitarsi a dire che bella iniziativa. Vi confermo l’adesione alla vostra campagna e vi porto un gesto simbolico ma concreto: cinque fucili della nostra Difesa non saranno acquistati per sostenere le vostre iniziative. Pensate che sia stata una cosa facile? Sto parlando di bilanci già approvati, programmazione già avanzata, si è fermata una macchina. Non è stata una cosa semplicissima. L’amministrazione della Difesa ha detto: ci saranno cinque dei nostri senza fucile. Andranno nelle retrovie a parlare di pace. Per questo ringrazio la ministra Trenta. Mi farò latore con gli altri leader per diffondere la vostra iniziativa, sarò il vostro testimonial.

Lo scopo del presidente del Consiglio è sicuramente lodevole. Tanto che Conte si è soffermato sull’importanza del rivendicare e lottare con determinazione per ottenere la pace: “Io ho tanti dossier aperti e avverto a volte la frustrazione, ma sono consapevole che solo con feroce determinazione potrò dare il mio contributo alla pace”. E non a caso ha parlato anche della situazione in Libia e della difficoltà di ottenere l’obiettivo di un “cessate il fuoco. Non è mai con una opzione militare che si può lavorare per la pace”.

Nonostante le buone intenzioni, l’iniziativa di Conte si infrange con la realtà. Da una parte il costo dei fucili, una cifra di poco conto se rapportata solamente a cinque armi. E dall’altra anche la complessità della revoca dell’acquisto. Anche perché – come spiega chi è del settore e conosce bene questi contratti – gli acquisti avvengono per lotti e non si può decidere facilmente di rinunciare, per esempio, a cinque facili su un contratto che prevede di acquisirne 500. Stabilire il costo di ogni singolo fucile è un’operazione molto complessa. Nella maggior parte dei casi si tratta di armi che vengono vendute solamente per scopi militari e non hanno quindi un prezzo di listino. Tra l’altro, la loro fornitura avviene sulla base di contratti che prevedono non solo la vendita dell’arma in quanto tale, ma anche altri elementi in dotazione o persino manuali e corsi di training messi a disposizione per il prezzo concordato.

Sul sito dell’esercito è possibile vedere quali sono i fucili dati in dotazione per l’equipaggiamento individuale dei soldati (ciò a cui sembra far riferimento Conte). Si tratta, sostanzialmente, di cinque tipi diversi: fucile Arx 160 A2; fucile Arx 160 A1 e A3 fucile Arx 200; fucile di precisione Barrett M82 cal. 50; fucile di precisione Sako Trg 42 cal. 338.

Per capire quanto può costare, indicativamente, un fucile di questo genere possiamo prendere in considerazione alcuni dei contratti stipulati negli scorsi anni dalla Difesa. Per esempio, alcuni anni fa per l’acquisto di oltre 7mila fucili ARX 160 della Beretta il costo per unità fu di circa 2.350 euro, come riporta l’Espresso. Un altro acquisto, più recente, riguarda invece l’evoluzione di questo fucile, con il modello ARX 200. Un contratto da 2,5 milioni – sempre con la Beretta – per un totale di 800 fucili acquistati. Per un costo per ogni singola arma, eseguendo una semplice divisione, di poco superiore ai 3mila euro.

Le cifre riguardano, come detto, anche le dotazioni fornite insieme al singolo fucile. E per questo è difficile capire – non avendo Conte fatto riferimenti specifici – a che tipo di rinuncia andrà incontro la Difesa. Ma, in ogni caso, le cifre si aggirano attorno ai 2-3mila euro per fucile, per un totale (moltiplicato per cinque saremmo al massimo intorno ai 16mila euro) decisamente modesto. Rimane il gesto simbolico, ma probabilmente niente più, come spiegano le stesse fonti precisando che un’operazione di questo genere è, peraltro, quasi impossibile da realizzare proprio per il particolare tipo di accordo che si stipula per la vendita di fucili all’esercito. In sostanza, ciò che sembra più probabile è che quei soldi verranno sì stanziati dalla Difesa ma non rinunciando a cinque fucili di cui è previsto l’acquisto.

Lettera del Generale Cornacchione

Presidente,

ho appena visto, sul sito della Presidenza, il video del suo intervento a Rondine Cittadella della Pace (Arezzo) e Le esprimo tutto il mio disappunto. Mai avrei pensato di giungere a questo e di sentire il bisogno forte di manifestarlo pubblicamente, non fa parte della cultura di chi ha prestato -come me- giuramento alla Repubblica!

Ho servito in uniforme il mio Paese per quasi 44 anni. Avendo iniziato la professione militare negli anni ‘70, sono abituato da sempre a registrare le critiche e le avversioni da ogni parte politica alla mia scelta di servire in uniforme; me ne sono sempre fatto una ragione in quanto, come recita un nostro motto, “uso a obbedir tacendo”. Ma oggi no. Dopo aver visto il Suo sorriso e sentito le espressioni ironiche da Lei pronunciate, sto tradendo per la prima volta quel motto.

Io ho avuto l’onore, e il profondo dolore, di accompagnare in Italia dall’Iraq e dall’Afghanistan le bare di molti nostri caduti in quelle terre. Ho visitato e incontrato in ospedale e fuori tanti nostri feriti e mutilati in maniera grave e permanente, inchinandomi sempre davanti al loro senso del dovere, all’accettazione serena di ogni menomazione convinti e orgogliosi di averlo fatto per l’Italia. Non parlavano di guerra, non si esaltavano al ricordo degli scontri a fuoco, erano convinti -come me, loro Comandante- di aver fatto quello che il Paese voleva da loro, con paura certo, ma con grande coraggio!

Io penso che oggi Lei li abbia profondamente offesi, la sua frase detta sorridendo e sollevando le risate della platea “andranno nelle retrovie a parlare di pace” non può essere accettata, nemmeno in campagna elettorale.

Voglio chiudere con un riferimento personale. Nelle settimane scorse ero negli USA e mi è capitato più volte di qualificarmi come “veteran” ma italiano, senza grado o altre qualifiche, ogni volta venivo immancabilmente ringraziato -con mio grande imbarazzo- con la mano sul cuore per il servizio reso al mio Paese. Altra cultura, altro senso dello Stato espressi dai semplici cittadini che mi trovavo di fronte.

Generale di Corpo d’Armata (riserva) Giorgio Cornacchione, 152° Corso dell’Accademia Militare di Modena

già Consigliere Militare del Presidente del Consiglio (2012-2014)

video dell’esercito…

Non è rinunciando a 5 fucili che si raggiunge la pace. Trovo la pronuncia di Conte persino ridicola e ritengo che non sia attraverso lo smantellamento di un esercito che le cose vanno meglio in Italia e nel Mondo. Anzi…. Sono avvocato come lui ma onestamente proprio da un uomo di legge e di “giustizia” mi sarei aspettata un atteggiamento più competente e coerente. Dobbiamo ringraziare con enorme rispetto chi mette la propria vita a disposizione della Patria anche se capisco che ormai i valori sono talmente fuori moda che sembra quasi assurdo parlare di Patria, di senso del dovere, di onore, di coraggio, di dignità. Forse sarebbe meglio che Conte rivedesse le sue e nostre priorità. Solidarietà al Generale Cornacchione.
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